Pittura

Leparolenonlette

Mei Hu
Profilo dell'artistaMei Hu
Profilo dell'artistaMei Hu
AutriceAlice D'Alberto
Sede dello studioTaiwan
Anno2026

Traduzione dall'inglese

“Dopo che la mia vita ha attraversato un crollo totale, l'arte ha scelto di rinascere dentro di me.”

L'artista

Al centro della ricerca di Mei Hu ci sono la pittura della consapevolezza (Awareness Painting) e l'estetica del vuoto: l'artista trasforma il tumulto emotivo allo stato grezzo e le transizioni della propria vita in un linguaggio visivo quieto ed evocativo. Rifuggendo le regole convenzionali e le rigidità tecniche, il suo lavoro coglie l'evoluzione organica degli stati interiori e il lento scorrere del tempo sulla tela attraverso stratificazioni intuitive, cancellature, texture decostruite e rinascite strutturali.

Dettaglio 01
Studio
Studio
Alice D'Alberto

Vorrei cominciare da un punto un po' inaspettato. Immagina che io sia appena entrata nel tuo studio per la prima volta; non voglio il tuo curriculum, voglio il tuo mondo. Quali tre o quattro oggetti mi indicheresti per dirmi chi sei? E che cosa direbbe di te, in silenzio, ciascuno di loro?

Mei Hu

Anche se al momento ho solo un piccolo spazio per dipingere e non ho ancora uno studio indipendente tutto mio, riesco a immaginare con chiarezza come sarà in futuro: a sinistra, una grande vetrata a tutta altezza inondata di sole; di fronte, una tela enorme; e accanto, il mio banco di lavoro. Entrando, le prime cose che noterai saranno la luce morbida e la brezza fresca e leggera. Ti indicherei questi tre oggetti e ti direi: guarda, questa è la mia vetrata preferita, dà alla mia anima lo spazio per respirare. Qui c'è la mia tela preferita, formato 100, che porta in sé il mio legame profondo con il divino interiore. E laggiù c'è il mio banco di lavoro, con il computer e il caffè, che mi accompagna mentre traduco l'ispirazione ed entro in risonanza con altre anime belle in tutto il mondo.

Dettaglio 02
Mei Hu, I Am What Matter Most (processo), 2025, acrilico su tela
Mei Hu, I Am What Matter Most (processo), 2025, acrilico su tela
Alice D'Alberto

Mi hai appena lasciato vedere te stessa attraverso quegli oggetti. Ora vorrei ripercorrere la strada all'indietro: c'è stato un momento in cui hai cominciato a chiamarti artista, o è qualcosa che semplicemente c'è sempre stato? Raccontami come è cominciato.

Mei Hu

A rigore, non mi sono ancora mai definita formalmente un'"artista". Sono molto più abituata a chiamarmi "creatrice", perché il titolo di "artista" sembra spesso aver bisogno di una definizione esterna per esistere. Tuttavia, se risalgo all'inizio, l'istinto di dipingere c'è sempre stato. Eppure, negli anni di formazione prima di entrare nel mondo del lavoro, ho cercato con tutte le mie forze di entrare nel mondo dell'arte, solo per scontrarmi con la frustrazione a ogni passo, finendo per lasciare irrealizzate le mie aspirazioni. In oltre quindici anni di fatica nel design, produrre cose al solo scopo di assecondare il mercato ha fatto lentamente appassire la mia anima. Ancora più difficili sono stati questi ultimi anni. Oltre all'instabilità generale della vita, ho subito scosse violente nella mia relazione sentimentale, aggravate da un decennio di lacerazioni emotive con la mia famiglia d'origine. In quel periodo sono sprofondata in un trauma e in un dolore profondi. Frequenti attacchi di panico, ansia, oppressione al petto e fiato corto mi hanno messa più volte con le spalle al muro, un'agonia del corpo e della mente quasi patologica, in cui ho rischiato di perdere ogni senso di controllo sulla mia vita. Finché un giorno, nel momento più buio e disperato, dentro di me si è levata all'improvviso una voce forte: non voglio più dipingere per compiacere gli altri. Allora ho smesso di pensare a "che cosa dipingere" e ho dipinto soltanto per salvarmi. Ho scritto liberamente sulla tela quelle emozioni indicibili, lasciando che la mia coscienza scorresse e si espandesse nel momento. Poi, con i palmi delle mani, le ho strofinate, spalmate, smontate e distrutte del tutto, ricostruendo lentamente dalle rovine un nuovo ordine e un'atmosfera poetica. Nel momento in cui ho cancellato il dolore con le mie stesse mani e ho dato nuova forma a un'immagine tra i detriti del colore, all'improvviso ho capito una cosa: non mi importava più di essere un'artista agli occhi degli altri. Quindi non sono stata io a scegliere l'arte; piuttosto, dopo che la mia vita ha attraversato un crollo totale, l'arte ha scelto di rinascere dentro di me.

Alice D'Alberto

C'è qualcosa di sorprendente nel modo in cui lo racconti: l'arte non è arrivata come una scelta, ma come ciò che è emerso dopo che tutto il resto aveva ceduto. Continuo a pensare al terreno che era ancora lì, su cui cadere e da cui ricostruire. ArtLab nasce dall'idea che l'arte attraversi i confini, e mi incuriosisce sempre come un luogo viva dentro il lavoro. Vivi a Taiwan; in che modo il luogo da cui vieni, i suoi ritmi, la sua lingua, il suo modo di guardare, hanno plasmato la persona e l'artista che sei oggi?

Mei Hu

Sono cresciuta a Pingtung, circondata da una natura straordinariamente accogliente, oltre che dall'amore profondo e dal senso di sicurezza che mi ha dato la mia famiglia. Questo nutrimento profondo è diventato il fondamento più solido alla base della mia vita, dandomi abbastanza fiducia e radicamento per esplorare ed esprimermi. La dimensione "locale" del mio lavoro non si esprime attraverso simboli culturali concreti, ma attraverso un intenso desiderio di libertà e di spazio, e una vasta capacità di accogliere ogni cosa. Questa terra mi ha dato la forza di mettere radici e la spinta per aprirmi un varco, insegnandomi a costruire dentro di me, attraverso l'arte, una vasta apertura, anche nelle crepe più strette dell'esistenza.

Mei Hu, Trust Dissolved (processo), 2025, acrilico su tela
Mei Hu, Trust Dissolved (processo), 2025, acrilico su tela
Alice D'Alberto

Quel fondamento che descrivi, la sicurezza che ti ha permesso di esplorare invece di difenderti, mi fa pensare a ciò che scegli di esporre una volta davanti alla tela. Prima di vedere un tuo dipinto finito, di solito le persone ti incontrano nel mezzo della sua realizzazione; il processo è ciò che scegli di condividere. È insolito: il fare è spesso la parte più privata della vita di un artista. Che cosa ti ha spinta ad aprirlo? Che cosa significa per te che le persone ti conoscano attraverso il fare, più che attraverso l'opera compiuta?

Mei Hu

Scelgo di rivelare il mio processo creativo privato perché, per me, l'atto di documentare la creazione è di per sé parte integrante della mia arte. Molte persone sono abituate a conoscere chi crea attraverso le opere finite, ma io preferisco che si veda l'"azione" che sta dietro di esse. Quando comincio a dipingere, tutto parte in modo intensamente soggettivo. Scrivo parole, lascio fluire correnti inconsce, o dipingo simboli e immagini indefinibili. Quando chi guarda mi vede posare sulla tela questi stati intangibili, per poi dissolverli e ricomporli con le mie mani, quella traduzione autentica di energia porta con sé molta più vitalità di un risultato visivo statico. Rendere pubblico questo processo crea una connessione dinamica attraverso il tempo e lo spazio, permettendo a chi è dall'altra parte dello schermo non solo di vedere l'immagine finale, ma anche di assistere a come il caos si dissolve, si riorganizza nel silenzio e torna alla chiarezza. Questo però non significa che la tela che resta sia un semplice residuo secondario. Al contrario, è una "cristallizzazione" distillata da una pratica di vita. Non solo registra il caos, la distruzione e la ricostruzione che sono avvenuti, ma alla fine presenta un'immagine esteticamente intensa, capace di toccare il cuore.

Mei Hu, Echoes of a Fractured Heart (processo), 2025, acrilico su tela
Mei Hu, Echoes of a Fractured Heart (processo), 2025, acrilico su tela
Alice D'Alberto

La prima cosa che colpisce chiunque guardi il tuo lavoro è questo flusso infinito di caratteri. Per chi di noi non sa leggerli, il significato resta nascosto, eppure l'emozione arriva per intero, questa scarica di tensione che precede quasi la comprensione. Quindi devo chiedertelo: che cosa stai scrivendo davvero? Sono parole, pensieri, un flusso di coscienza che lasci uscire? E il significato di ciò che scrivi conta per te, o è l'atto stesso della scrittura a portare tutto?

Mei Hu

Ciò che approda sulla tela è il mio "flusso di coscienza" più autentico in quel momento. Non sono frasi costruite con cura, ma un intreccio di pensieri immediati, lampi intuitivi di simboli e moti emotivi indicibili. A volte pesanti, a volte leggeri, alcuni sono persino forme che io stessa non so definire, sorte senza un'origine. Per me il significato letterale di queste parole e di questi simboli non conta. Una volta finito il dipinto non li rileggo mai, né ricordo che cosa ho scritto. Ciò che davvero porta tutto è l'atto fisico stesso di scrivere e di dipingere. Non è soltanto un processo di traduzione di uno stato interiore; è un allineamento silenzioso. Mi apro, lasciando che quei flussi tangibili e intangibili attraversino il mio corpo per depositarsi sulla tela. Che si tratti di rilasciare una pressione pesante o di accogliere la leggerezza, lo scambio si compie nell'azione.

Mei Hu, Light in the Cracks (processo), 2025, acrilico su tela
Mei Hu, Light in the Cracks (processo), 2025, acrilico su tela
Alice D'Alberto

Ciò che mi affascina è quello che succede dopo. A volte ripassi sulla scrittura con un altro colore, un altro strato di parole; in un'opera come Light in the Cracks, il testo sembra essere il fondamento stesso, poi sepolto sotto la pittura. Quindi la scrittura c'è, ma non è fatta per essere letta. Quelle parole sono destinate a scomparire? E una volta coperte, sono perdute o sono ancora presenti, a sorreggere tutto ciò che vediamo in superficie?

Mei Hu

Quando le copro con nuovi colori, o persino con i palmi delle mani, queste parole e questi simboli non muoiono né scompaiono. Diventano il fondamento solido dell'intero dipinto. È proprio come tutto ciò che viviamo: dolore o gioia che sia, anche se lavato e sbiadito dal tempo fino a non essere più visibile in superficie, continua a esistere in silenzio nel profondo della nostra anima, a sostenere la persona che siamo oggi. Anche se chi guarda non può leggere parole esplicite sulla superficie della tela, può sentire la profondità costruita dagli strati dell'esperienza.

Dettaglio 06
Mei Hu, Echoes of a Fractured Heart (dettaglio), 2025, acrilico su tela
Mei Hu, Echoes of a Fractured Heart (dettaglio), 2025, acrilico su tela
Alice D'Alberto

I tuoi dipinti sono costruiti strato su strato: in Echoes of a Shattered Heart i caratteri si accumulano e si sovrappongono finché un viola intenso inghiotte quasi l'intera superficie. Continuo a vederci gli strati di pensiero che non smettono mai di muoversi nella nostra mente. E mi chiedo se dipingere, per te, non sia tanto un atto di resistenza a quel rumore interiore quanto di accettazione, un lasciarlo depositare invece di combatterlo. Corrisponde a ciò che senti mentre lavori?

Mei Hu

È un modo bellissimo di descriverlo. Per me dipingere non significa mai resistere al rumore interiore o cercare di eliminarlo; significa accettazione assoluta, permettere a quelle frequenze di trovare un luogo in cui depositarsi sulla tela. I pensieri nella mente scorrono e si sovrappongono di continuo. Quando stratifico quelle parole e quei colori uno sull'altro, lasciando persino che tinte intense inghiottano l'intera superficie, non li sto seppellendo. Sto costruendo un rifugio per queste frequenze caotiche. Mi dico semplicemente: "Va tutto bene, so che siete tutti qui." Con l'accumularsi del colore e del tempo, il rumore interiore, un tempo chiassoso e insistente, si trasforma lentamente e si deposita in questa accettazione senza resistenza, fino a condensarsi in una quiete assoluta.

Mei Hu, Echoes of a Fractured Heart (processo), 2025, acrilico su tela
Mei Hu, Echoes of a Fractured Heart (processo), 2025, acrilico su tela
Alice D'Alberto

C'è un momento del tuo processo in cui posi il pennello e lavori il colore a mani nude; sotto le tue mani la scrittura scompare del tutto. Sembra la morsa dell'ansia che lentamente si allenta, l'intensità dei gesti che svanisce finché qualcosa si placa. Hai detto che l'intensità è il preludio della pace. Mi piacerebbe che lo approfondissi con me: perché la tensione deve venire prima? Che cosa accade, in te e sulla tela, in quel passaggio dalla mano che preme con forza alla mano che lascia andare?

Mei Hu

Perché senza attraversare una tensione estrema e il crollo non si può fare davvero esperienza di una liberazione completa. Tensione e pace sono due facce della stessa medaglia. Quando copro, spalmo e distruggo quelle parole direttamente con i palmi, è un processo che frantuma il vecchio ordine. Nel momento in cui la mia mano tocca la tela, può esserci un guizzo di nervosismo verso l'ignoto, ma mentre la forma si decostruisce, ciò che segue è un immenso senso di sollievo e di libertà, il rilascio totale di un'energia repressa e imbrigliata, una volta che la struttura si spezza. Quella transizione, dalla tensione alla rottura, fino al lasciare andare definitivo, è esattamente il momento in cui l'energia viene purificata e trasformata. Non è soltanto una liberazione interiore per il mio corpo e la mia mente, ma lascia anche sulla tela un percorso autentico, dal caos verso la pace.

Alice D'Alberto

Hai descritto il tuo processo come un passaggio attraverso tre momenti: rilascio, distruzione e ricostruzione. È un ritmo che sembra più grande della pittura stessa; c'è in esso qualcosa dell'abbandono, delle cose che devono andare in pezzi prima di poter essere rifatte, che molte tradizioni spirituali hanno cercato per secoli di nominare. Quando attraversi queste tre fasi, ti sembra un atto puramente creativo, o qualcosa di più vicino a un rito? E c'è una tradizione, il buddhismo o un altro cammino, che ha plasmato il modo in cui comprendi questo ciclo del disfare e del rifare?

Mei Hu

Per me, tutto questo ha davvero trasceso la pittura stessa. Queste tre fasi non nascono da alcuna religione o tradizione; sono i ritmi dell'universo che ho vissuto in prima persona esplorando la consapevolezza e il vuoto. Le cose devono essere smontate completamente prima che un nuovo ordine possa rinascere; non è una teoria rigida, ma un'inevitabilità organica del modo in cui opera l'energia della vita. Quando ogni difesa e ogni struttura vengono del tutto sgombrate, la pace e l'ordine ultimi si manifestano naturalmente in quel "vuoto", intrinsecamente interi e compiuti. È una risonanza profonda che conduco con il ciclo della creazione e della dissoluzione, usando la mia vita e la tela come medium.

Dettaglio 08
Mei Hu, I See You (processo), 2026, acrilico su tela
Mei Hu, I See You (processo), 2026, acrilico su tela
Alice D'Alberto

Ora che abbiamo attraversato il fare, vorrei fare un passo indietro e guardare l'insieme. Al di là di ogni singola tela, che cosa significa per te questo corpus di opere, quale parte di te, o quale verità, custodisce che non potresti raggiungere in nessun altro modo? Quando pensi alla tua vita, dove si colloca davvero la tua arte: è qualcosa che fai, o qualcosa secondo cui vivi?

Mei Hu

L'arte non è l'unica via attraverso cui percepisco l'esistenza o resto consapevole del presente, ma è un medium straordinariamente affascinante e preciso. Quanto al posto che l'arte occupa nella mia vita, non è né un'attività abituale né una grande regola secondo cui vivere. Non esagererò dicendo "non posso sopravvivere senza l'arte", ma se scegliessi di non creare, in fondo al mio cuore resterebbe un vuoto incolmabile. È piuttosto una fonte inesauribile di forza e di desiderio che mi spinge a esprimermi in momenti precisi. Io semplicemente assecondo quella spinta, dando forma all'invisibile, permettendo a ciò che non può essere detto di acquistare sulla tela il peso e la risonanza che gli corrispondono.

Dettaglio 09
Mei Hu, I See You (processo), 2026, acrilico su tela
Mei Hu, I See You (processo), 2026, acrilico su tela
Alice D'Alberto

Crei il tuo lavoro per persone che cercano di rallentare e di trovare un po' di quiete. Quando uno sconosciuto si trova davanti a uno dei tuoi dipinti, qualcuno che non leggerà mai le parole sepolte sotto la pittura: che cosa speri che accada in quella persona? Non ciò che vuoi che pensi, ma ciò che vuoi che senta, e porti via con sé. Come sogni che la tua arte continui a vivere, dentro qualcun altro?

Mei Hu

Quando uno sconosciuto si trova davanti al mio lavoro, anche se non potrà mai leggere le parole e i simboli sepolti sotto i colori, spero che il dipinto accenda in chi guarda un potente tremito. Non voglio che analizzi o che pensi con la mente a ciò che il dipinto cerca di dire. Cerco un impatto che vada oltre il linguaggio, che sia un'accettazione completa, il brivido di sentirsi compresi, o emozioni a lungo represse che si spalancano all'improvviso. Sogno che la mia arte continui a vivere come il rintocco di una campana nel profondo dell'anima. Mentre osserva la decostruzione e la ricomposizione del colore, spero che senta una parte indurita di sé lacerarsi e purificarsi in un istante, seguita da una chiarezza e da una pace estreme. Finché un dipinto riesce a creare una sola, potente vibrazione in un'anima, permettendole di portare via un frammento di verità lavato fino in fondo, l'opera ha compiuto una vita propria.

Mei Hu, I See You (processo), 2026, acrilico su tela
Mei Hu, I See You (processo), 2026, acrilico su tela
Alice D'Alberto

Siamo arrivate alla fine della nostra conversazione, e vorrei chiudere con delicatezza. Se i tuoi dipinti potessero lasciare al mondo una sola cosa, un sentimento, un piccolo spostamento, una forma di pace: che cosa vorresti che fosse? E c'è qualcosa che vorresti dire, quasi come una benedizione sommessa, a chiunque si troverà un giorno davanti al tuo lavoro?

Mei Hu

Se i miei dipinti potessero lasciare a questo mondo un'ultima, unica cosa, spero che sia una forza stabile e profonda. Non un conforto leggero, ma un sostegno profondo e solido, per sempre alle tue spalle. Come l'energia portata dal fuoco, che dopo aver attraversato un ardere intenso e la tempra si condensa infine in una presenza calda e salda. Per quanto caotico o pesante sia lo stato in cui arrivi, questo spazio può accoglierti completamente, sorreggerti e farti sentire che c'è sempre stato qualcuno con te. Infine, all'anima che un giorno si troverà davanti al mio lavoro, vorrei dire: "Ti vedo. Qui puoi deporre tutte le tue difese e accogliere tutte le tue emozioni. Puoi vederti, e puoi riconnetterti con questo mondo. Non hai bisogno di capire me, ma spero che attraverso questo dipinto tu possa vederti di nuovo, perché tornare alla consapevolezza è l'unica e più autentica fonte di forza nella tua vita."

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La sua filosofia artistica poggia su rilascio, decostruzione e ricostruzione: osservare il caos che a poco a poco si posa nella quiete, guardare dritto nelle fratture interiori per cucire la luce nella tela.

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