Pittura

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Kaja Lønnkvist Stumpf
Profilo dell'artistaKaja Lønnkvist Stumpf
Profilo dell'artistaKaja Lønnkvist Stumpf
AutriceAlice D'Alberto
Sede dello studioLondra
Anno2026

Traduzione dall'inglese

“Il futuro è lì davanti, intatto, pieno di scelte e di possibilità.”

L'artista

Kaja Stumpf (Norvegia, 1987) è una pittrice che vive a Londra. Il suo lavoro indaga il modo in cui la memoria si riscrive da sé: perché alcuni momenti restano nitidi mentre altri sbiadiscono, e da che cosa ci protegge questa selettività. Partendo da fotografie messe in scena e dall'archivio della sua famiglia, ritaglia ogni scena e ne altera i colori finché non sembra qualcosa che si riconosce un attimo troppo tardi. Stumpf ha conseguito un MA in Fine Art alla Central Saint Martins ed è rappresentata dalla Blue Shop Gallery di Londra.

Alice D'Alberto

Raccontami il processo dietro un dipinto in particolare, dalla fotografia dell'archivio di famiglia alla tela finita. Che cosa hai tagliato fuori, e che cosa ti ha portata a scegliere di lasciare indietro quell'informazione?

Dettaglio 01
Kaja Lønnkvist Stumpf, Traveler There Is No Path (Veien Blir Til Mens Man Går), 2025, olio su lino, 70 x 100 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf, Traveler There Is No Path (Veien Blir Til Mens Man Går), 2025, olio su lino, 70 x 100 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf

Traveler There Is No Path (Veien Blir Til Mens Man Går) nasce da una fotografia scattata durante una vacanza in Croazia. Una mia amica, che è un'hairstylist creativa, mi aveva intrecciato i capelli a mano libera e stavamo giocando, sperimentando. Il taglio si concentra sulla nuca, sulla complessità dell'acconciatura, sulle linee e sui percorsi che disegna, fino alla luce che batte sulla spalla destra e attira lo sguardo. La figura guarda avanti, e c'è un senso di ottimismo e di curiosità che volevo trasmettere: il futuro è lì davanti, intatto, pieno di scelte e di possibilità. Al tempo stesso è una figura sola, come nella maggior parte dei miei dipinti, con le altre persone escluse dall'inquadratura e nessun contesto che dica il tempo e il luogo. Questo per permettere a chi guarda di proiettare sul dipinto i propri sentimenti e le proprie esperienze, ed è anche il riflesso di un fatto inevitabile: ci sono molti bivi davanti ai quali ci si ritrova soli, e decisioni difficili che nella vita si devono prendere in solitudine. Il titolo suggerisce che ciò che ci aspetta non sempre si può pianificare e controllare: bisogna fidarsi che, mettendo un piede davanti all'altro, la strada prenderà forma. E se non esiste una strada giusta, allora non esiste nemmeno una strada sbagliata.

Alice D'Alberto

I tuoi titoli sembrano spesso frasi compiute o frasi trovate: "The one who spins the web also get caught", "Now I know (to love is to let go)". Da dove nascono, e li scrivi prima, durante o dopo che il dipinto esiste?

Dettaglio 02
Kaja Lønnkvist Stumpf, Now I Know (To Love Is To Let Go), 2026, olio su lino, 30 x 25 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf, Now I Know (To Love Is To Let Go), 2026, olio su lino, 30 x 25 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf

Dare un titolo all'opera è per me una parte importante del processo. Di solito tengo una lista di parole, frasi ed espressioni che annoto ogni volta che mi vengono in mente, e passo del tempo ad abbinarle ai lavori. Amo moltissimo le parole, ma non sono una scrittrice, ed è per questo che mi si addice lavorare con questi accenni di significato che vanno oltre il visivo. Voglio che aprano il potenziale del dipinto, o che creino una certa tensione. Trovo che usare le parole, a volte, mi esponga più che dipingere un quadro.

Alice D'Alberto

Lavori sia su lino sia su iuta, e negli ultimi due anni le tue tele si sono fatte sensibilmente più profonde. Che cosa è cambiato nel modo in cui volevi che i dipinti occupassero una stanza?

Dettaglio 03
Kaja Lønnkvist Stumpf, On Fire, 2025, olio su iuta, 25 x 20 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf, On Fire, 2025, olio su iuta, 25 x 20 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf

Nell'ultimo anno ho aumentato parecchio le dimensioni, passando dal formato A5 a oltre 2 metri. Mi interessava capire come la scala avrebbe influito sull'intimità del taglio e come avrei potuto sperimentare con la mia tecnica lavorando più in grande. A volte un'opera piccola ti spinge ad avvicinarti, mentre con un dipinto grande hai bisogno di lasciare spazio tra te e l'opera… un dipinto più grande può inghiottirti, mentre una tela più piccola può avere una natura più voyeuristica e segreta. Ma alla fine è tutto molto istintivo, dalla decisione su come tagliare l'immagine (o meglio, su che cosa togliere) a quanto spazio serve alla composizione per avere la giusta "sensazione".

Dettaglio 04
Kaja Lønnkvist Stumpf nello studio. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf nello studio. Courtesy Blue Shop Gallery
Alice D'Alberto

Descrivi i tuoi dipinti come un'indagine sul "ricordo di parte". Realizzare questo lavoro ha mai cambiato ciò che ricordi davvero della scena ritratta nella fotografia di partenza?

Kaja Lønnkvist Stumpf

Sì! Un tempo ragionavo molto in bianco e nero e, una volta presa una decisione, credevo che le cose sarebbero rimaste così per sempre. Ma sono arrivata a vedere come la realtà sia un racconto, e come viviamo la vita attraverso la lente di un passato che decidiamo di raccontare in un certo modo. Questa malleabilità si manifesta persino mentre dipingo, sollevando domande e suscitando emozioni che offrono un modo diverso di pensare agli eventi passati.

Alice D'Alberto

Chaos Carry Me Gently ha appena inaugurato da Blue Shop. C'è un'opera in mostra verso cui indirizzeresti per prima una persona che avesse il tempo di vederne soltanto una? Che cosa dovrebbe sapere prima di trovarcisi davanti?

Dettaglio 05
Kaja Lønnkvist Stumpf, She Who Devours, 2026, olio su lino, 125 x 100 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf, She Who Devours, 2026, olio su lino, 125 x 100 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf

È una domanda difficile, perché per molti versi le opere si rispondono a vicenda, ma se dovessi scegliere, direi She Who Devours. È il dipinto più scuro della mostra, in senso letterale e figurato, ed è stato una vera sfida dal punto di vista tecnico. Volevo che la figura risultasse al tempo stesso minacciosa e intimorita. L'oscurità ci lascia vedere i contorni della figura solo dove la luce entra da sinistra e, da quella posizione ambigua e contorta, lei potrebbe attaccare, o difendersi, a seconda di ciò che provi nei suoi confronti. È la rappresentazione visiva della mia vergogna, della mia rabbia e della mia tristezza, delle cose che tengo nascoste. È molto potente: quando non la ascolto, mi divora. Ora cerco di lasciare la porta aperta…

Alice D'Alberto

Il tuo lavoro parla della paura dell'ignoto e dei comportamenti autodistruttivi che ostacolano la crescita. C'è un dipinto che sei stata sul punto di non fare, o che non volevi mostrare?

Kaja Lønnkvist Stumpf

Non credo. Realizzare il lavoro può fare paura, ma è liberatorio! Non farlo sarebbe più dannoso.

Dettaglio 06
Kaja Lønnkvist Stumpf, Let The Light In, 2026, olio su lino, 125 x 100 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
Kaja Lønnkvist Stumpf, Let The Light In, 2026, olio su lino, 125 x 100 cm. Courtesy Blue Shop Gallery
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Stumpf vive a Londra dal 2011 ed è arrivata alla pittura dopo una prima carriera nel fashion design (BA Fashion, Kolding School of Design). Il corpo resta il suo soggetto: un recipiente di esperienza e una moneta con cui segnaliamo ciò a cui diamo valore e come ci sentiamo. I suoi dipinti indagano la memoria selettiva, i pregiudizi inconsci e le abitudini che ci impediscono di crescere, con composizioni frammentate che riecheggiano il modo in cui ci fissiamo su un angolo della nostra vita trascurando il resto. Il suo sguardo è compassionevole: si chiede perché sabotiamo noi stessi e perché la felicità possa essere così difficile da accettare. Nel 2022 si è diplomata con Distinction al MA Fine Art della Central Saint Martins. Tra le sue mostre personali figurano Pleasure Is a Far Away Land (2024), Only Tears Can Quench These Flames (2025) e Chaos Carry Me Gently (2026), tutte alla Blue Shop Gallery; il suo lavoro è stato esposto alla Saatchi Gallery con GoodEye Projects (2025) e alla London Art Fair (2025, 2026). È stata selezionata per l'Hari Art Prize, il Morrison and Foerster Art Prize e la Zsuzsi Roboz Scholarship, e ha ricevuto il sostegno dell'Eaton Fund, della Tom Wilhelmsens Foundation e della Elizabeth Greenshields Foundation.

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