L'impatto altera la nostra percezione del tempo e della materia, così come il trauma scava un solco nella memoria e nell'identità. Fabio Principe lavora le sue superfici incidendole, scarnificandole, stratificandole e carteggiandole, per indagare il processo stesso del cambiamento. Ogni gesto della sua mano richiama le esperienze che lo hanno travolto, e lascia dietro di sé una traccia.
No.992/1000, Soglia, 2025, Gesso, acrilico su cartongesso, 8×25 cm
La ricerca comincia nell'istante che precede la collisione. In quel momento sospeso la memoria riaffiora e la materia ribolle di tensione.
No.991/1000, Collasso, 2025, Gesso, acrilico su cartongesso, 8×25 cm
L'equilibrio si spezza, e cede il passo all'instabilità che l'impatto porta con sé.
No.990/1000, Deposizione, 2025, Gesso, acrilico su cartongesso, 8×25 cm
Ciò che l'impatto ha messo in moto affiora sulla materia stessa: il solco, il sedimento, i grumi che lascia dietro di sé.
No.989/1000, Atto, 2025, Gesso, acrilico su cartongesso, 8×25 cm
Quando il dolore si ritira, l'artista studia il solco che lascia: il modo in cui la volontà, un atto d'amore, si lega al trauma, finché dalla consapevolezza e dall'accettazione emerge un nuovo equilibrio. La tensione tra queste due forze diventa un linguaggio universale, che conduce chi guarda verso una riflessione personale sulla gestazione e sulla guarigione.
No.986/1000, Collasso II, 2026, Gesso, acrilico su cartongesso, 10×130 cm
Entrando nello spazio dell'opera, chi guarda stringe un legame personale con i suoi contrasti cromatici e con i suoi materiali vissuti, che fanno eco al passato di ciascuno. Lo specchio restituisce un riflesso: un invito a scendere nelle profondità della propria esistenza e a riconoscervi la propria immagine, toccata e plasmata come la materia. Guardare, e accettare.
No.983/1000, Sedimento, 2026, Gesso su mattoni di cemento, 2 elementi, circa 15×30×40 cm
La materia è parte integrante del messaggio: è il corpo che accoglie il cambiamento. Sulla superficie di base si accumulano strati (pittura, gesso, ferro e altri materiali) e ogni passaggio altera il precedente in modi del tutto imprevedibili, dando vita a una superficie sempre nuova e irripetibile. Irripetibile, del resto, come lo sguardo di chi osserva, in cui ogni volta affiorano ricordi ed esperienze diversi. L'artista non cerca risposte su ciò che ha subito. Ne indaga la permanenza, e accetta di costruire con essa una nuova relazione.
No.994/1000, Rievocazione, 2025, Gesso su VHS, 8×25 cm
Come chi la guarda, la materia porta con sé un passato: ogni materiale che sceglie custodisce già una storia, una memoria, che l'artista riporta alla luce e continua a plasmare, rinnovandola strada facendo. La memoria stessa diventa un materiale da lavorare.
Polaroid, No.1000/1000
Polaroid, No.999/1000
Polaroid, No.998/1000
L'artista colloca deliberatamente la sua ricerca entro un limite preciso, e la numerazione delle opere lo dichiara: mille è la misura che ha scelto per abitarlo. La serie procede a ritroso, da mille verso uno, e ogni opera è un passo più addentro in questo spazio, osservato da prospettive e angolazioni sempre diverse. Principe vuole persistere, sondare, osservare come cresce e si trasforma il suo rapporto con ciò che lo ha segnato, dando vita a opere che portano ciascuna la traccia di queste scoperte in divenire.
No.1000/1000, Campo, 2024, Acrilico su tela, 60×80 cm
Campo No. 1000/1000 è il punto da cui questa ricerca prende avvio: forze opposte trovano la loro ragion d'essere solo accettandosi a vicenda, e costruiscono un equilibrio che si riflette, in innumerevoli sfaccettature, sulla materia. Da qui Fabio Principe esplora l'esposizione, l'impatto e la consapevolezza nel flusso incessante di eventi che è la vita.
“Il gesto è l'impatto, e non si può replicare.”
Nato nel 1992 a Napoli, dove vive e lavora
Fabio Principe è nato e cresciuto a Napoli. Si è formato nelle arti visive e ha poi studiato graphic design, un percorso che lo ha portato ad attraversare mondi molto diversi: la tipografia, la serigrafia, le agenzie di comunicazione. Da oltre dieci anni lavora come consulente indipendente. Lungo la strada ha anche venduto cornici in una corniceria, ha lavorato come cameriere e come fotografo.
La sua pratica si muove all'incrocio tra astrazione ed espressionismo materico. Con acrilico, cartongesso, gesso e tecniche miste, su tela e in installazione, lavora sul peso delle superfici per rendere tangibile ciò che di solito sfugge allo sguardo. La ricerca è racchiusa entro un limite dichiarato di mille opere, numerate a ritroso verso l'uno.