Loc-humo
Tempera su tela · 2025 · 20×15 cm
"Pa sobrevivir me adentré en el humo".Guitarricadelafuente (cantautore spagnolo) parla così della perdita nell'inno "guantanamera", canzone dall'inconfondibile calore latino.
La perdita di cui ci parla Guitarricadelafuente è la perdita dell'innocenza, della meraviglia, dello stupore.
In "He vendido ya mi alma al diablo", ovvero "ho venduto già la mia anima al diavolo", tutto lo spirito dell'emozione
ci saluta da lontano. La durezza e ľamaro della vita contrastano la nostalgia di un passato più puro.
E allora tutti ci perdiamo e vendiamo ľanima al diavolo per un po di felicità, per la "plata". Tutti noi, piccoli esserini frammentati dalla crescita, vaghiamo incerti in cerca dello stupore, in cerca di vane illusione, in cerca di speranze.
Ed è lì che arriva la follia, la perdita del lume, ľagnosis, lo spossessamento interiore, la brutalità, la violenza, lo spezzarsi del senno, la perdita della parola, ľ insensatezza.
Tutto come un vortice.
La follia ancora fa paura, ancora ci spaventa, ancora è fuori dal coro. Ancora rovescia ciò che la società si aspetta da noi, è ancora una condizione che "ci macchia".
Eppure ne parlava Ariosto, e lo faceva in un'epoca in cui tutto doveva necessariamente tornare ad un equilibrio. Ľuomo doveva essere il Vitruviano di Da Vinci, e invece esisteva e urlava ľOrlando. Non erra solo ľuomo inventato dagli scrittori, ma anche gli scrittori stessi. Basti pensare a Tasso e le allucinazioni del folletto, alla Merini e alla sua "compagna" da amare, la follia.
Ebbene forse la follia è una prerogativa della crescita, ľurlo della prigionia, ritornando a Guitarricadelafuente, o forse è davvero il vortice che prima o poi ci viene a trovare, che ci scombussola e poi ci rincasella nella società.
È nel caos che ritorvare noi stessi si presenta come la più difficile della sfide.
Ľequilibrio, la linea retta, e quasi utopica, arriva a distorcesi e si confonde con il vortice. È un filo spinato, è una lama, ha una trama talmente rigorosa ma talmente contorta da spavenatarci ad ogni passo. E allora raccogliamo i frammenti e iniziamo a lasciar andare la malinconia. Iniziamo a camminare, sperando che la linea retta non ci attraversi anche nell'animo, non raschi via la meraviglia (o, almeno, non per sempre).