
Ti ho detto chi sei
Autoritratto in gesso · 2026 · 30x85cm
La scultura intende rappresentare la violenza verbale esercitata sulle donne attraverso una visione che le riduce a oggetto, privandole della propria individualità. Il riferimento è alla concezione maschilista secondo cui la donna sarebbe naturalmente destinata allo spazio domestico e alle faccende di casa, concezione che non necessita di percosse per imporsi, ma si afferma tramite parole, giudizi, imposizioni e aspettative ripetute nel tempo. L’opera denuncia quindi una forma di violenza invisibile e normalizzata, che agisce attraverso il linguaggio e la cultura, relegando la donna a una funzione e annullandone la complessità umana. I filamenti del mocho, disposti come una massa di capelli, richiamano visivamente i serpenti di Medusa, creando un riferimento formale all’iconografia mitologica. La mazza del mocho assume una duplice valenza simbolica, da un lato conserva la propria funzione concreta di strumento destinato alla pulizia, tradizionalmente associato, nella cultura patriarcale, alla figura femminile e alla sua relegazione nello spazio domestico; dall’altro richiama l’immaginario della strega e della Befana, figure alle quali il manico della scopa è storicamente associato. Nella scultura, tuttavia, la mazza non è materialmente presente.. La sua assenza non costituisce una semplice omissione formale, ma una scelta simbolica : alla donna viene sottratto proprio ciò che, nell’immaginario della strega, le consentirebbe il volo. È privata, quindi, della possibilità di elevarsi e con essa della libertà, dell’autonomia. Le streghe, inoltre non erano solo caricature folkloristiche, ma donne colpite da una violenza reale e sistemica, culminata in persecuzioni e roghi. Il presunto incastro della mazza nel cranio suggerisce come queste narrazioni, tra ridicolizzazione e punizione, tramandate e interiorizzate, penetrino nella mente fino a definire identità e limiti imposti.
